LA RIFORMA FORNERO E' PARZIALMENTE ILLEGITTIMA

04/05/2015 19:41:21

Con sentenza del 10 marzo 2015, depositata lo scorso 30 aprile, la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l'art. 24, comma 25 del Decreto Legge 201/2011,converito dall'art. 1, comma 1 della L. 214/2011 (cd. riforma Fornero) nella parte in cui stabiliva che, «in considerazione della contingente situazione finanziaria», venisse bloccato per gli anni 2012 e 2013 il meccanismo di adeguamento al costo della vita per i trattamenti pensionistici d'importo superiore a tre volte il minimo Inps.

La Corte, infatti, dopo aver ripercorso i vari interventi legislativi che si sono succeduti in materia e che hanno apportato rilevanti modifiche alla disciplina in questione, ha rilevato come la norma oggetto di censura, nel prvedere il blocco integrale del meccanismo di perequazione automatica per tutte le pensioni di importo superiore a euro 1.217,00 netti, si sia discostata in modo significativo dalla precedente regolamentazione: "Non solo la sospensione ha durata biennale" e non annuale, come invece previsto dalle precedenti riforme ma, ha aggiunto la Corte, "essa incide anche sui trattamenti pensionistici di importo meno elevato".

L'azzeramento del meccanismo perequativo per le pensioni introdotto dal legislatore nel 2007, hanno ricordato in proposito i Giudici della Corte, riguardava i soli trattamenti superiori a otto volte il minimo INPS e solo per l'anno 2008.

In quell'occasione, quindi, spiega la recente pronuncia, "questa Corte non ha ritenuto che fossero stati violati i parametri di cui agli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost. Le pensioni incise per un solo anno dalla norma allora impugnata, di importo piuttosto elevato, presentavano «margini di resistenza all’erosione determinata dal fenomeno inflattivo». L’esigenza di una rivalutazione costante del correlativo valore monetario è apparsa per esse meno pressante. Questa Corte ha ritenuto, inoltre, non violato il principio di eguaglianza, poiché il blocco della perequazione automatica per l’anno 2008, operato esclusivamente sulle pensioni superiori ad un limite d’importo di sicura rilevanza, realizzava «un trattamento differenziato di situazioni obiettivamente diverse rispetto a quelle, non incise dalla norma impugnata, dei titolari di pensioni più modeste".

Viceversa, "La censura relativa al comma 25 dell’art. 24 del d.l. n. 201 del 2011, se vagliata sotto i profili della proporzionalità e adeguatezza del trattamento pensionistico, induce a ritenere che siano stati valicati i limiti di ragionevolezza e proporzionalità, con conseguente pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento stesso e con «irrimediabile vanificazione delle aspettative legittimamente nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività»"

La norma in esame, pertanto, è stata ritenuta costituzionalmente illegittima per violazione dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza di cui agli artt. 3, 36 primo comma e 38 secondo comma della costituzione.

Queste le considerazioni conclusive della Corte: "L’interesse dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, da cui deriva in modo consequenziale il diritto a una prestazione previdenziale adeguata. Tale diritto, costituzionalmente fondato, risulta irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio. Risultano, dunque, intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali: la proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e l’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.). Quest’ultimo è da intendersi quale espressione certa, anche se non esplicita, del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. e al contempo attuazione del principio di eguaglianza sostanziale di cui all’art. 3, secondo comma, Cost."

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