LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE N. 22552/2016 IN MATERIA DI CONTRATTI A TERMINE STIPULATI NELLA SCUOLA PUBBLICA

21/11/2016 11:59:22

Nella recente sentenza che qui pubblichiamo, la Corte, alla luce dei principi espressi in materia dalla pronuncia della CGUE del 26 novembre 2014 e da quella della Corte costituzionale n. 187 del 2016, ha anzitutto evidenziato che il limite massimo alla reiterazione dei contratti a termine stipulati dopo il 10 luglio 2001 nella scuola pubblica va ragionevolmente fissato in tre anni; il limite di trentasei mesi, infatti, costituisce secondo la Corte "un parametro tendenziale del sistema delle assunzioni a tempo determinato che porta ad allineare, ferma la specialità del d.lgs. n. 165/01, il settore privato e il settore pubblico, se pur esclusivamente in ordine al limite temporale oltre il quale è configurabile l'abuso."

Rispetto alle ricadute sanzionatorie dell'illecita reiterazione dei contratti a tempo determinato aventi ad oggetto supplenze annuali (docenti ed ATA), "il quadro desumibile dalle decisioni della Corte di Giustizia è sintetizzabile nel principio per il quale nelle ipotesi in cui il diritto dell'Unione non preveda sanzioni specifiche, come nel caso dell'Accordo Quadro, e siano accertati abusi, spetta alle autorità nazionali adottare misure che devono rivestire un carattere non solo proporzionato, ma anche sufficientemente energico e dissuasivo".

Sul punto, i Giudici della Cassazione hanno escluso l'applicabilità della sanzione della conversione dei rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato, dal momento che il concorso pubblico costituisce la modalità generale ed ordinaria di accesso nei ruoli delle pubbliche amministrazioni, derogabile, in via eccezionale, nei soli casi in cui tale deroga sia maggiormente funzionale al buon andamento dell'amministrazione e corrisponda a straordinarie esigenze d'interesse pubblico.

La Corte ha quindi evidenziato che l'immissione in ruolo del personale avvenuta con l'entrata in vigore della L. 107/2015 o sulla base del sistema di avanzamento reso possibile dalle previgenti regole sul reclutamento, deve essere considerata misura idonea a sanzionare ed a cancellare l'illecito comunitario, poiché, in tali ipotesi, il soggetto leso dall'abusivo ricorso ai contratti a termine ha comunque, ottenuto "il medesimo "bene della vita" per il riconoscimento del quale ha agito in giudizio" e pertanto "l'abuso perpetrato e l'illecito commessi sono stati, rispettivamente, oggettivamente represso e tendenzialmente riparato", fatta comunque salva "la possibilità del docente che si ritenga leso dalla illegittima reiterazione di assunzioni a tempo determinato di allegare e provare danni ulteriori e diversi rispetto a quelli "risarciti" dalla immissione in ruolo, con la precisazione che l' onere della prova di siffatti danni ulteriori grava sul lavoratore, non operando il beneficio della prova agevolata e che detti ulteriori danni mai potrebbero identificarsi con quelli "..da mancata conversione e quindi da perdita del posto di lavoro". 

Invece, precisano infine i Giudici, nei casi in cui il conseguimento del posto di ruolo non è certo ovvero non è conseguibile in tempi ravvicinati, oltre che in quelli in cui l'interessato non è mai potuto accedere alla prospettiva di stabilizzazione, deve essere riconosciuto il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.

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