RICONOSCIUTO LO STATUS DI RIFUGIATO POLITICO AD UN CITTADINO PAKISTANO VITTIMA DI PERSECUZIONE RELIGIOSA

17/12/2018 15:32:49

Con decreto del 09.12.2018, il Tribunale di Milano ha annullato il provvedimento di diniego della domanda di protezione internazionale emesso dalla Commissione Territoriale di Milano, riconoscendo il diritto del ricorrente, assistito e difeso dal nostro studio legale, allo status di rifugiato politico ai sensi degli artt. 7 e ss. D.Lgs. n. 251/2007 in quanto vittima di gravi atti persecutori da parte dell'organizzazione terroristica Lashkar-e-Jhangvi a causa della propria fede religiosa sciita.

Interessante, a nostro parere, la valutazione effettuata in merito alla credibilità dei fatti dedotti dal richiedente a fondamento della propria domanda, i quali, pur in assenza di prove concrete, sono stati ritenuti verosimili dal Collegio in applicazione del c.d. principio del beneficio del dubbio, secondo il quale “è possibile considerare accertato un fatto verosimile pur in presenza di un margine residuo di dubbio”; tale principio che, come precisa il Collegio, in una materia quale quella della protezione internazionale, deve sicuramente trovare spazio, “è altresì suffragato da quanto affermato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di onere della prova, secondo cui “stante la particolare situazione in cui si trovano i richiedenti asilo, sarà frequentemente necessario concedere loro il beneficio del dubbio quando si vada a considerare la credibilità delle loro dichiarazioni e dei documenti presentati a supporto” (cfr.: CEDU, R.C. v. Svezia, 2010, paragrafo 50; CEDU, N. v. Svezia, 2010, paragrafo 53; CEDU, A.A. v. Svizzera, 2014, paragrafo 59).” 

Sulla base di tali argomenti, il Collegio ha quindi ritenuto di poter formulare un giudizio positivo in ordine all'attendibilità dei fatti dedotti. Peraltro, prosegue ancora il Collegio nel provvedimento emesso, il racconto fornito dal ricorrente trova conferma anche nelle informazioni sul Paese d’origine contenute nelle fonti internazionali. Esse, infatti, riportano una situazione di persecuzione religiosa attuata da gruppi estremisti, tra cui anche Lashkar-e-Jhangvi (Lej), anche nei confronti dei mussulmani, soprattutto sciiti, che rappresentano una minoranza sul territorio.

Per tutte queste ragioni il Tribunale ha concluso nel senso dell'accoglimento integrale del ricorso proposto.

Scarica il provvedimento allegato